DESTREGGIARSI NEL CAOS

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Si parte con la premessa che viviamo in una società complessa.

Dalla complessità delle istituzioni, a quella dei lavori tecnici, a quella del sistema economico-finanziario fino alla complessità delle relazioni e condotte degli individui.

Complessità significa che con una buona dose di informazioni e conoscenze posso “capire” il significato e l’andamento delle cose. Ad esempio, un’automobile è un sistema complesso che se studiato nel suo funzionamento, nelle sue parti costituenti e con un po’ di pratica posso affrontare…

Ma non sempre ho tutti gli elementi e le informazioni necessarie. Infatti, più che “società della complessità”, io preferisco chiamarla “società del caos”. Per quanto posso sforzarmi ed “investire” ci sarà sempre qualcosa che mi sfugge. Quindi il mito “dell’uomo razionale”, cioè colui che pensa, agisce e ottiene ciò che vuole è destinato a ridimensionarsi.

Sicuramente il libero arbitrio nelle azioni che compio è un elemento importante così come la mia coscienza, il mio sistema di valori, le mie emozioni, però c’è una notevole parte del risultato finale dovuto ad altri fattori esterni che non posso controllare. Semplicemente perchè il risultato di una mia azione raramente si manifesta qui e ora, ma si protrae nel futuro e nessuno può prevedere il futuro e tutte le cose che possono capitare dal momento della mia azione al risultato.

E’ l’esempio del surfista o del cowboy di rodeo: conosco le tecniche, magari ho già esperienza, conosco bene quel “mare” – “terreno”, ma non si può sapere il risultato delle 2 cavalcate. Si tratta quindi di “cavalcare” senza prevedere!

Questo è dimostrato matematicamente dalle teorie dei giochi:

la teoria dei giochi è una scienza matematica che studia le situazioni di conflitto ricercando soluzioni cooperative o non cooperative tramite modelli. Si tratta dell’analisi delle decisioni personali in situazione di interazione con soggetti rivali.

Uno dei giochi più famosi e rappresentativi è il Dilemma del Prigioniero.

Due criminali vengono accusati di aver commesso un reato. Gli investigatori li arrestano entrambi e li chiudono in due celle diverse, impedendo loro di comunicare. Ad ognuno di loro vengono date due scelte: confessare l’accaduto, oppure non confessare. Viene inoltre spiegato loro che:

  1. se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena; l’altro viene però condannato a 7 anni di carcere.
  2. se entrambi confessano, vengono entrambi condannati a 6 anni.
  3. se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati a 1 anno, perché comunque già colpevoli di porto abusivo di armi.

Questo gioco può essere descritto con la seguente matrice:

CONFESSA NON CONFESSA

CONSESSA (6 – 6) (0 – 7)

NON CONFESSA (7 – 0) (1 – 1)

La miglior strategia di questo gioco è “confessa – confessa”. Per ognuno dei due lo scopo è infatti di minimizzare la propria condanna; e ogni prigioniero:

confessando: rischia 0 o 6 anni
non confessando: rischia 1 o 7 anni

Supponiamo che i due si siano promessi di non confessare in caso di arresto. Sono ora rinchiusi in due celle diverse e si domandano se la promessa sarà mantenuta dall’altro; se un prigioniero non rispetta la promessa e l’altro sì, il primo è allora liberato. C’è dunque un dilemma: confessare o non confessare?

La teoria dei giochi ci dice che c’è un solo equilibrio: confessa – confessa (equilibrio di Nash).

Il dilemma del prigioniero ha causato interesse come esempio di gioco in cui l’assioma di razionalità pare apparentemente fallire, prescrivendo un’azione che procura più danno ad entrambi i contendenti della scelta alternativa (non confessa – non confessa)

Si vede facilmente che se tutti e due tirassero una moneta avrebbero comunque più possibilità di fare poco carcere piuttosto che utilizzare la “strategia furba”; infatti:

Scelta furba: 100% di prendere 6 anni
Scelta con la moneta: 25% di prendere 7 anni
25% di prendere 6 anni
25% di prendere 1 anno
25% di prendere 0 anni

Abbiamo a favore un buon 75% dei casi: nel 50% dei casi la pena verrà diminuita sensibilmente di 5 oppure 6 anni (in quest’ultimo caso sarà addirittura azzerata), e nel 25% dei casi invece rischieremo di ottenere la stessa pena che avremmo giocando da furbi. Apparirebbe dunque un paradosso, essendo una scelta migliore lanciare una moneta piuttosto che applicare la logica.

dado

Quindi è importante definire degli obiettivi, dei progetti e mettere in moto impegno, volontà, valori elogica per raggiungerli, ma è anche vero che bisogna confrontarsi sempre con il caso.

Il motto è:

Procedere a piccoli passi e tentativi!

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