RICERCA DEL LAVORO CONCRETA

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PERSONA: “Sono un disoccupato in cerca di lavoro…”

“Sono un neodiplomato in cerca di lavoro…”

IO: “Che lavoro cerchi?”

PERSONA: “Qualsiasi!!!”

Il 90% dei colloqui che svolgo con persone in cerca di lavoro iniziano così.

A volte mi trovo di fronte a persone disperate che non sanno che fare per trovar lavoro, a volte persone che hanno provato di tutto per cercare ma che non hanno avuto risultati, a volte persone che si rifiutano di cercare perchè sfiduciate etc…

Tutte però hanno un punto in comune: NON SANNO COSA STANNO CERCANDO!

Il mio ruolo è prima di tutto quello di tentare di mettere un po’ di ordine nella situazione della persona e nella sua “ricerca di lavoro”.

Avere chiaro il proprio obiettivo della ricerca è fondamentale.

Domandiamoci quindi:

Cosa cerco? Avere ben chiara la mansione e capire in che settori cercare quella mansione…

(Ho le competenze per farlo?) (Quali sono gli aspetti a mio favore e difetti della mansione?) (E’ proprio ciò che voglio nella vita?) (Nel mio territorio ci sono imprese che prevedono la mansione che cerco?)

Come cerco? Avere ben chiaro quali sono i metodi migliori di quella ricerca…

(Posso inviare CV a pioggia tramite mail?) (Devo recarmi di persona in un posto?) (Devo sfruttare le conoscenze personali?) (Mi basta guardare gli annunci?)

Dove cerco? Avere ben chiaro il territorio della ricerca…

(Di quanti Km posso/voglio spostarmi da casa mia in relazione all’eventuale orario di lavoro?)

Per quanto tempo? Avere ben chiaro fino a che punto son disposto a cercare questa cosa…

(Quanti mesi/anni posso provarci?) (Ho ricerche alternative?)

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A più domande rispondo di queste o altre che ci vengono in mente e più è facile capire l’efficienza e l’efficacia della mia ricerca del lavoro.

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STAIRWAY TO FUTURE…

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Costruire il proprio futuro lavorativo possiamo paragonarlo a preparare una vacanza…

Ovviamente ognuno la organizzerà come meglio crede e a diversi livelli:

  • Ci sono persone che prendono uno zaino, una tenda, qualche vestito e partono a piedi per 7 giorni.
  • Ci sono persone che per organizzare una vacanza al mare 7 giorni iniziano con i preparativi un anno prima.

In ogni caso dobbiamo porci delle domande di base (a volte a livello inconscio) che ci guideranno nella scelta e poi preparazione della vacanza…

Le domande potrebbero essere le seguenti:

  1. Dove voglio andare? Mare – Montagna – Italia – Estero…?
  2. Con chi voglio andare? Ed eventualmente, dove vogliono andare gli altri?
  3. Quanti giorni o settimane voglio stare via?
  4. In che periodo posso-voglio andare? Che possibilità economiche ho?

Direi che queste sono le domande di base su cui poi impostare la successiva preparazione (operativa) della vacanza.

 

Per capire che strada professionale intraprendere nella vita, le domande di base potrebbero essere simili, forse di più complessa risposta…

Ecco che iniziamo a parlare di OBIETTIVO PROFESSIONALE!

L’obiettivo professionale è la meta lavorativa che in un certo periodo di tempo si vuole raggiungere.

sintesi-obiettivo-professionale

 

E’ la classica domanda che gli adulti fanno ai bambini: “Cosa vuoi fare da grande?” Risposta? Il pompiere! (Chissà come mai il 90% dei bambini da piccoli vogliono fare il pompiere)

In realtà questa domanda si ripresenta con cadenza più o meno regolare quando si è alle scuole elementari, alle scuole medie, alle scuole superiori, a volte all’Università e a volte ci si domanda “cosa voglio fare da grande?” quando si è superato da poco i trent’anni.

Definire questo obiettivo direi che  è un aspetto fondamentale per rendere chiara la via da percorrere e la meta da raggiungere e non rischiare di ritrovarsi insoddisfatti professionalmente.

Non sarà di certo cosa facile, infatti, come riportato in un altro articolo del sito, sono molti gli ostacoli che mi si presenteranno o eventi che non posso controllare e soprattutto nessuno può prevedere il futuro. Se a questo aggiungiamo che viviamo in una società complessa e attualmente precaria, ciò risulta ancora più difficile.

L’obiettivo professionale è una somma di vari aspetti della persona e del contesto che possiamo riassumere in questa tabella

 

OBIETTIVO PROFESSIONALE (cosa voglio)
Caratteristiche interne Caratteristiche esterne modificabili Caratteristiche esterne non modificabili
– Conoscenze che possiedo

– Conoscenze che dovrei possedere

– Abilità che possiedo

– Abilità che dovrei possedere

– Motivazioni attuali e future

– Il mio carattere, valori

– Emozioni

– Obiettivi breve, medio, lungo termine

– Situazione famigliare personale

– Situazione economica personale

– Dove abito

– Possesso patente

– Mercato del lavoro

– Settori economici presenti nella zona in cui abito

– Opportunità lavorative della zona in cui abito

– Eventi o problemi non prevedibili

 

Quindi quando ho capito qual’è il mio obiettivo dovrò chiedermi:

  • Che conoscenze possiedo e che conoscenze dovrei possedere per raggiungerlo?
  • Che abilità possiedo e che abilità dovrei possedere per raggiungerlo?
  • Che competenze (abilità + conoscenze) possiedo e che competenze dovrei possedere per raggiungerlo?
  • Per quale motivo vorrei fare questa cosa?
  • Il mio carattere e i miei valori corrispondono con ciò che voglio raggiungere?
  • Abito in un luogo che mi permette di raggiungere il mio obiettivo?
  • Ci sono sbocchi professionali per ciò che voglio fare?
  • Che obiettivi mi do nel breve e medio termine?

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FACCIO CIO’ CHE FACCIO PERCHE’ VOGLIO FARE CIO’ CHE FACCIO!

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Infiniti sono gli studi, le ricerche e le teorie sulla MOTIVAZIONE dell’agire umano.

In questo articolo l’obiettivo non è quello di ripercorrere le tappe degli studi psicologici sul tema ma di riflettere sulle possibilità che mi spingono a comportarmi in un certo modo (ricorrendo se necessario a qualche riferimento teorico/teoria).

A livello orientativo è interessante domandarsi:

Quali sono le motivazioni che frequentemente mi spingono all’azione quotidiana? E quelle mentre si prendono decisioni importanti?

Un esempio personale: mi piace molto correre. Se ne ho la possibilità mi alleno e faccio dei giri di corsa verso sera o il sabato. Cosa penso, magari dopo una giornata faticosa, mentre mi sto cambiando, mi sto mettendo i pantaloncini ed esco (al freddo) a correre 30’?

□ Ah quanto son figo!

□ Finalmente un po’ di relax senza pensieri per la testa

□ Questo allungherà la mia vita di 5 minuti, o almeno credo.

□ Devo allenarmi ed essere pronto per la “Strong run man 2014”

……. Secondo voi la risposta?

La realtà è che potrebbero essere tutte e 4 o qualcun’altra non in elenco, 1 sola o combinazioni varie. Dipende dal giorno, dall’ora, da cosa mi è successo durante la giornata, dal mio carattere, dalle aspettative che mi son fatto etc…

Avete capito che è una cosa complessa, ma questa potrebbe essere proprio la sfida più divertente e impegnativa: domandarmi e quindi capire quando mi comporto in una certa maniera perché l’ho fatto, secondo quali motivi e motivazioni.

Ecco quindi una pseudo definizione di MOTIVAZIONE: “E’ un costrutto concettuale destinato a spiegarci certe condotte”.

Molto tempo fa si pensava che l’essere umano si comportasse in un certo modo quasi esclusivamente secondo dei pensieri logico-razionali. (Voglio raggiungere Verona? Il mio cervello mi dice di salire in macchina, girare la chiave e premere l’accelleratore…).

Oltre a questo si aggiunse l’idea che l’uomo ha degli istinti e pulsioni innate che lo guidano nell’azione. (C’è un leone che mi sta smozzicando la gamba? Farò di tutto per divincolarmi per sopravvivere)

Ulteriore concetto introdotto nella prima metà del ‘900 quello di abitudine. Ci sono delle operazioni automatiche che svolgo durante la giornata, perché ripetute ogni giorno o quasi e memorizzate dall’organismo. (Apparecchio la tavola per mangiare ascoltando e/o guardando la TV, pensando a cosa farò dopo cena)

Ma è intorno agli anni ’30 che due signori molto interessanti (Lewin e Murray) iniziano a parlare di bisogni. Gli esseri umani hanno dei bisogni da soddisfare di varia natura e genere e ciò li spinge all’azione. Qui l’argomento è veramente ampio, viene ripreso e sviluppato da altri teorici (altrettanto interessanti) quali Maslow (piramide motivazionale), McClelland, Heckausen (bisogni di potere, azione, affiliazione, di autoaffermazione)per citarne alcuni. Nascono anche test psicologici per misurare e capire quali sono i bisogni di una persona. (Esco con gli amici la sera perché ho dei bisogno di stare con altre persone…) 

Piramide-di-Maslow

Aggiungendo altri costrutti motivazionali troviamo la motivazione al Potere e quindi l’Autoaffermazione (che è diverso da autorealizzazione) (Ho aperto una ditta e ho dei dipendenti perché mi piace il prestigio sociale e dare ordini)

Interesse notevole è l’aspettativa come motivazione al successo o all’insuccesso. Farsi un’idea del risultato prima di compiere l’azione è fondamentale per orientare il comportamento. (Scrivo una canzone d’amore per conquistare quella ragazza…)

Molti altri aspetti influenzano la motivazione all’azione: l’autoefficacia, cioè la credenza di riuscire a svolgere una determinata azione (tiro il rigore perché ho alte possibilità di segnare, infatti gli ultimi 5 li ho segnati), la volontà (odio lavare i vestiti eppure lo faccio ugualmente), il carattere della persona (sono una ragazza timida, non salirò mai su quel palco!) fattori intrinseci all’attività (mi dedico al decoupage perché mi piace svolgere questa attività), le emozioni (ho dato un pugno al mio compagno di banco, perché ero arrabbiatissimo), l’immagine di sé (vado in palestra “8 giorni a settimana” per pomparmi e mostrare i muscoli) (mi sono offerto capo progetto perché mi sembra di essere socialmente apprezzato), il benessere psico-fisico (pescare mi fa sentire bene)

motivazione

Per concludere, le motivazioni che spingono verso una direzione e quindi verso dei comportamenti sono molteplici e complesse. Iniziare a riconoscerle è una cosa importante per capire se è veramente ciò che si vuole e se ci si dirige verso la strada giusta.

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DESTREGGIARSI NEL CAOS

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Si parte con la premessa che viviamo in una società complessa.

Dalla complessità delle istituzioni, a quella dei lavori tecnici, a quella del sistema economico-finanziario fino alla complessità delle relazioni e condotte degli individui.

Complessità significa che con una buona dose di informazioni e conoscenze posso “capire” il significato e l’andamento delle cose. Ad esempio, un’automobile è un sistema complesso che se studiato nel suo funzionamento, nelle sue parti costituenti e con un po’ di pratica posso affrontare…

Ma non sempre ho tutti gli elementi e le informazioni necessarie. Infatti, più che “società della complessità”, io preferisco chiamarla “società del caos”. Per quanto posso sforzarmi ed “investire” ci sarà sempre qualcosa che mi sfugge. Quindi il mito “dell’uomo razionale”, cioè colui che pensa, agisce e ottiene ciò che vuole è destinato a ridimensionarsi.

Sicuramente il libero arbitrio nelle azioni che compio è un elemento importante così come la mia coscienza, il mio sistema di valori, le mie emozioni, però c’è una notevole parte del risultato finale dovuto ad altri fattori esterni che non posso controllare. Semplicemente perchè il risultato di una mia azione raramente si manifesta qui e ora, ma si protrae nel futuro e nessuno può prevedere il futuro e tutte le cose che possono capitare dal momento della mia azione al risultato.

E’ l’esempio del surfista o del cowboy di rodeo: conosco le tecniche, magari ho già esperienza, conosco bene quel “mare” – “terreno”, ma non si può sapere il risultato delle 2 cavalcate. Si tratta quindi di “cavalcare” senza prevedere!

Questo è dimostrato matematicamente dalle teorie dei giochi:

la teoria dei giochi è una scienza matematica che studia le situazioni di conflitto ricercando soluzioni cooperative o non cooperative tramite modelli. Si tratta dell’analisi delle decisioni personali in situazione di interazione con soggetti rivali.

Uno dei giochi più famosi e rappresentativi è il Dilemma del Prigioniero.

Due criminali vengono accusati di aver commesso un reato. Gli investigatori li arrestano entrambi e li chiudono in due celle diverse, impedendo loro di comunicare. Ad ognuno di loro vengono date due scelte: confessare l’accaduto, oppure non confessare. Viene inoltre spiegato loro che:

  1. se solo uno dei due confessa, chi ha confessato evita la pena; l’altro viene però condannato a 7 anni di carcere.
  2. se entrambi confessano, vengono entrambi condannati a 6 anni.
  3. se nessuno dei due confessa, entrambi vengono condannati a 1 anno, perché comunque già colpevoli di porto abusivo di armi.

Questo gioco può essere descritto con la seguente matrice:

CONFESSA NON CONFESSA

CONSESSA (6 – 6) (0 – 7)

NON CONFESSA (7 – 0) (1 – 1)

La miglior strategia di questo gioco è “confessa – confessa”. Per ognuno dei due lo scopo è infatti di minimizzare la propria condanna; e ogni prigioniero:

confessando: rischia 0 o 6 anni
non confessando: rischia 1 o 7 anni

Supponiamo che i due si siano promessi di non confessare in caso di arresto. Sono ora rinchiusi in due celle diverse e si domandano se la promessa sarà mantenuta dall’altro; se un prigioniero non rispetta la promessa e l’altro sì, il primo è allora liberato. C’è dunque un dilemma: confessare o non confessare?

La teoria dei giochi ci dice che c’è un solo equilibrio: confessa – confessa (equilibrio di Nash).

Il dilemma del prigioniero ha causato interesse come esempio di gioco in cui l’assioma di razionalità pare apparentemente fallire, prescrivendo un’azione che procura più danno ad entrambi i contendenti della scelta alternativa (non confessa – non confessa)

Si vede facilmente che se tutti e due tirassero una moneta avrebbero comunque più possibilità di fare poco carcere piuttosto che utilizzare la “strategia furba”; infatti:

Scelta furba: 100% di prendere 6 anni
Scelta con la moneta: 25% di prendere 7 anni
25% di prendere 6 anni
25% di prendere 1 anno
25% di prendere 0 anni

Abbiamo a favore un buon 75% dei casi: nel 50% dei casi la pena verrà diminuita sensibilmente di 5 oppure 6 anni (in quest’ultimo caso sarà addirittura azzerata), e nel 25% dei casi invece rischieremo di ottenere la stessa pena che avremmo giocando da furbi. Apparirebbe dunque un paradosso, essendo una scelta migliore lanciare una moneta piuttosto che applicare la logica.

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Quindi è importante definire degli obiettivi, dei progetti e mettere in moto impegno, volontà, valori elogica per raggiungerli, ma è anche vero che bisogna confrontarsi sempre con il caso.

Il motto è:

Procedere a piccoli passi e tentativi!

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Decisione

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Cresa-Decisione

Il momento della decisione sembrerebbe sempre quello più importante…

Ho deciso di farmi un tatuaggio”… Vado in negozio

Ho deciso di iscrivermi all’Università di Scienze Motorie”… Vado in segreteria per la preiscrizione

In realtà il momento della decisione non è altro che la possibilità di chiudere un circolo di una preparazione all’azione e al comportamento ben più complessa.

Le fasi a mio parere che una persona mette in atto prima di arrivare alla decisione finale sono:

  1. Problema, curiosità, dubbio (pensiero)

Deve esserci una situazione instabile di partenza che scuote la persona. Un problema che si vuole risolvere, una curiosità a cui si vuole rispondere, un obiettivo che si vuole raggiungere etc…

  1. Motivazione (pensiero)

A volte non basta essere curiosi o avere dei dubbi, voler risolvere un problema, avere un fine. Serve una spinta ulteriore che porti all’agire

  1. Raccolta informazioni (azione)

Riuscire a rispondere (attraverso varie modalità) a più domande possibili riguardo al problema-dubbio sorto.

  1. Giudizio – Convenienza (azione)

Mettere in atto degli schemi di pensiero che mi permettono di scremare le informazioni e capire cosa per me è più importante, ciò che mi porta più risultato, ciò che mi dia più beneficio

  1. Decisione (azione)

Ultima fase di verifica prima dell’azione finale. E’ la scelta di intraprendere un’azione verso un fine

  1. Azione

Agire per risolver un problema, raggiungere l’obiettivo etc…

Oggi quindi nelle scelte che si fanno è sempre più importante fermarsi e ragionare su questi aspetti per non rischiare di andare avanti “alla cieca”, ma per costruire la propria strada sulla base di un progetto.

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Convenienza

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Che cosa è utile per me? Cosa è conveniente per me? Cosa mi porta vantaggio?

E’ ovvio che per certe domande è facile la risposta:

è utile per me non buttare il portafoglio nel water? Sì”

è conveniente per Road Runner fermarsi a mangiare l’ACME? No (anche se sappiamo già come va a finire)

porta un vantaggio all’Inter cambiare modulo a fine 1° tempo nel derby? Sì, non perdere la partita”

Altre volte invece, ci troviamo di fronte a domande complesse a cui è difficile rispondere. Così come per la Volontà, anche in questo caso sarò soltanto IO a darmi una risposta… E’ quella giusta? A volte si può capire, altre volte deve passare molto tempo, a volte non lo si saprà mai.

Domanda ulteriore : “Ciò che è conveniente per me lo è anche per gli altri?” “Per portare un vantaggio a me reco uno svantaggio a qualcun altro?”

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Volontà!

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La volontà, cioè la facoltà e la capacità di volere, di scegliere e realizzare un comportamento idoneo al raggiungimento di determinati fini, è una disposizione personale.

Nessuno può dirmi quello che “voglio”, sarà un compito mio capire ciò che è meglio per me. Non sempre risulta semplice e per questo a volte si finisce per assecondare ciò che gli altri “vogliono per me”. La volontà non si esaurisce in un singolo momento del pensiero (sì lo voglio), ma indica un processo (sì lo voglio, posso decidere, lo posso realizzare).

A tal proposito vi racconto una storia:

Ulisse è l’ultimo a tornare in patria (Itaca) tra gli eroi greci che hanno partecipato alla guerra di Troia.

Ulisse intraprende il viaggio di ritorno dove incontrerà moltissimi ostacoli. Primo fra tutti Nettuno, il dio del mare con le sue tempeste. Riesce a scampare dai pericoli nelle terre dei Ciclopi e dei Lotofagi, riesce a fuggire dalla grotta di Polifemo ferendolo ad un occhio (peraltro l’unico che aveva), arriva nell’isola della maga Circe che trasforma i suoi compagni in porci. Poi l’episodio delle sirene a cui resiste legandosi all’albero della barca, dei mostri Scilla e Cariddi fino all’arrivo nell’isola della dea Calipso, dove rifiutò persino l’immortalità all’idea di un ritorno in patria. Arriva infine dai Feaci i quali lo aiutano a ritornare a Itaca (fornendogli l’imbarcazione).

itaca

Come vedete Ulisse è la Volontà personificata… E’ Volontà quando pensa: “Sì, lo voglio (tornare a casa)”, è Volontà quando è il momento di scegliere (no all’immortalità, no al canto delle sirene…) ed è Volontà quando realizza tutto ciò che può per il ritorno in patria.

Per Volontà quindi possiamo intendere la possibilità di compiere l’azione (normalmente spiacevole) nonostante ostacoli interni e/o esterni.

Sarebbe interessante soffermarci anche sulle motivazioni che lo spingevano al ritorno (la moglie? La gloria? Pura nostalgia di casa?), ma non in questo articolo… perché più le motivazioni sono valide e più la Volontà sarà forte.

Quante volte ci fermiamo a pensare: “Mi piacerebbe prendere un 9 in Storia” oppure “Mi piacerebbe diventare Ingegnere chimico”…

Volontà in questi casi vuol dire “sì lo voglio (veramente), sì posso decidere, sì posso realizzarlo”.

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